A Città di Castello il sole sorge due volte. Oggi le due “albe” sono state certificate: alle ore 5,39 a Monte Ruperto e alle ore 5,51 i primi raggi del sole nel centro storico

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21 Giugno 26

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A Città di Castello, comune in provincia di Perugia, capoluogo dell’alta valle del tevere, il sole sorge due volte: proprio così in due diversi momenti a distanza di chilometri da un punto all’altro estremo del territorio comunale. Da oltre sette secoli e mezzo accade questo unico e originale fenomeno scientifico che affonda le radici nella notte dei tempi in virtù di un'exclave, di proprietà del comune di Città di Castello, denominata Monte Ruperto, situata all'interno di un'altra regione limitrofa all’Umbria, nelle Marche, tra i comuni di Apecchio e Sant’Angelo in Vado. La magia del solstizio d’estate, una sfida ricca di fascino contro il tempo e leggenda, si è ripetuta anche questa mattina, domenica 21 giugno e l’evento spettacolare per la prima volta è stato cronometrato proprio in avvio della settimana di celebrazioni per il 770° anniversario “dell’assoggettazione” della “baronia”, attraverso un ricco programma tra storia, escursioni notturne e tanta suggestione. Le due “albe” sono state certificate: alle ore 5,39 il sole è’ sorto a Monte Ruperto e dodici minuti dopo alle ore 5,51 i primi raggi hanno irradiato il centro storico rinascimentale. E proprio a Monte Ruperto, il punto più a oriente del territorio comunale ad oltre 40 chilometri di distanza, l’alba ha infatti anticipato quella del capoluogo, come testimoniato dal rilevamento visivo diretto nelle due località, con un sincronismo che ha permesso per la prima volta di apprezzare l’evento astronomico. Non è un caso che nello stesso luogo, sulla vetta di Monte Ruperto, sorgano i resti della chiesa di San Donato, espressione di una tradizione di culto longobarda antica di circa 1500 anni, sottolineata dall’orientamento sacrale dell’edificio all’alba solstiziale. Alcuni rappresentanti della compagnia dei Balestrieri di Città di Castello, storico sodalizio, guidato dal presidente, Francesco Izzo, presenti sul posto assieme al professor Giovanni Cangi, divulgatore esperto, profondo conoscitore della leggendaria vicenda, hanno potuto documentare in diretta il sorgere del sole fra la fitta boscaglia nell’appennino marchigiano: dodici minuti dopo i raggi dorati hanno fatto capolino anche nel centro storico di Città di Castello immortalati dalle telecamere e obiettivo dell’Ufficio Stampa del comune (Giorgio Galvani, Marco Baruffi con la collaborazione di William D’Elia, operatore video drone e Manuel Tili, fotografo) assistito dai vigili del fuoco del distaccamento tifernate che sono saliti sul punto più alto della città sulla sommità della torre civica, monumento simbolo a quaranta metri con un panorama mozzafiato ed uno spettacolo unico. In piazza Gabriotti davanti a palazzo comunale e cattedrale, ad ammirare l’inedito connubio storico-scientifico che ha inauguato l’estate 2026, l’assessore alla Cultura, Michela Botteghi, il capo-gabinetto del comune, Gaspare Pierangeli(coordinatore delle celebrazioni assieme alla referente logistica, Elena Mesce), l’ingegner Marco Conti, autore assieme all’ingegner Cangi di una pregevole pubblicazione ed alcuni cittadini che hanno deciso di rinunciare a qualche ora di sonno pur di non perdersi questo spettacolo della natura e della storia.  “Un avvio di estate da ricordare con questa definitiva certificazione visiva, la prima, di un evento che rende unico il nostro comune e contribuisce a promuoverne immagine, storia e tradizione”, ha dichiarato il sindaco Luca Secondi, unico primo cittadino in Italia a fregiarsi anche del titolo nobiliare di barone a tempo determinato. La particolarità di questa vicenda si perde nella notte dei tempi dunque, quando una sperduta baronia in un remoto luogo dell’Appennino cedette il titolo nobiliare al gonfaloniere di Città di Castello, tramandato ai sindaci che oggi si susseguono. Si narra che una grande carestia dovuta ad incredibili nevicate colpì il Baronato di Monte Ruperto nel XIII secolo e che nessuna delle vicine città inviò aiuti in soccorso della piccola comunità. Dalla relativamente lontana – per i mezzi e le strade dell’epoca – Città di Castello arrivò il cibo necessario a far sopravvivere la piccola comunità. Si dice che il barone, privo di eredi, cedette il piccolo territorio a Città di Castello come segno di gratitudine. La traccia del passaggio sotto il dominio tifernate è datata 25 giugno 1256. Anche il vicesindaco, Giuseppe Bernicchi ha voluto sottolineare non solo l'importanza del fitto calendario di quest'anno, ma la volontà di trasformare queste celebrazioni in un appuntamento fisso annuale, caratterizzato anche dalla consegna del "Ruperto", una moneta simbolica che nell’occasione verrà donata a personalità legate alla storia della Baronia. Un'iniziativa che rientra in una più ampia strategia di tutela e valorizzazione della memoria storica promossa dall’amministrazione. Dunque oggi, 21 giiugno 2026, “sfruttando la coincidenza con il solstizio d'estate, il giorno più lungo dell'anno è stato misurato il tempo esatto che intercorre tra il sorgere del sole a Monte Ruperto (il punto più a est del territorio comunale fra i comuni di Apecchio e Sant’Angelo in Vado nelle Marche) e a Città di Castello (rilevato dalla torre civica simbolo del libero comune), per verificare con quanti minuti di anticipo il "Barone" veda spuntare l'alba rispetto al sindaco” .
 
 
 
 
LA SCHEDA, LA STORIA DELLA BARONIA, FRA LEGGENDA E CURIOSITA’
 
Con la fascia di sindaco anche il titolo nobiliare di “barone”. Da quasi otto secoli la storia assegna questo inedito connubio al comune di Citta’ di Castello in virtù di una piccola porzione di territorio fra Umbria e Marche, Monte Ruperto, definita “exclave” (aree territoriali appartenenti a una regione che però si trovano all’interno di un’altra. Pochi esempi quasi tutti nel Nord e Centro Italia). E ‘ senza dubbio una curiosità storica il fatto che il primo cittadino tifernate si possa fregiare del titolo nobiliare per volontà espressa nell’eredità testamentaria dei proprietari del castello (l’allora Barone) che possedevano il feudo medioevale. Il primo cittadino del comune capoluogo, ha ereditato dunque il piccolo borgo all’epoca delle lotte fra guelfi e ghibellini. Carte alla mano sul piano regolatore generale del comune di Città di Castello dal punto di vista geografico la “Baronia” confina con i comuni di Apecchio e Sant’Angelo in Vado e quindi oltre ad essere un parte di Umbria nelle Marche è anche un pezzo della Provincia di Perugia ubicato in quella di Pesaro e Urbino. Ha un’estensione di meno di tre chilometri quadrati e nessun abitante. All’interno del territorio, costituito da boschi e mulattiere, si va da un’altitudine minima di 412 metri sul livello del mare fino ad una massima di 727. Il Candigliano, affluente del Metauro, delimita la parte settentrionale di confine dell’exclave. Sono presenti alcuni ruderi di case, alcuni riconoscibili, altri devastati pure dal furto di pietre. A distanza di quasi otto secoli dall’istituzione di questo “extra-territorio” che rende ogni sindaco eletto dal popolo anche barone con tanto di gradi “nobiliari”, il comune tifernate ha deciso di organizzare una giornata-studio per rinverdire i fasti del passato e far conoscere questa originale parentesi di storia che si tramanda da secoli. essere soccorse, sempre a causa delle abbondanti nevicate, da un gatto delle nevi.
 
CDCNOTIZIE/2026/06/21/COMUNINLINEA/251/GGAL
 

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